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Italy Romanzo Virtuale

Giovedì, 25. Settembre 2008 12:23:33, da Nazareno Nazareno

 

Adele camminava veloce. Le scarpe da ginnastica erano vecchie, comode e le permettevano una buona andatura. Se solo non fosse cominciato a piovere...invece goccioline stizzose già le bagnavano i capelli...

Adele si voltò sorpresa,portandosi istintivamente una ciocca di capelli dietro le orecchie e fissando interrogativa l'anziano uomo che le sorrideva timidamente,stringendosi in una blu giacca consunta dai lembi scuciti...

Una ventiquattrore in una mano e l'altra tesa verso di lei. C'era qualcosa in lui che continuava a incuterle timore.- In che cosa posso esserle utile?, chiese la giovane donna.

Sorrise imbarazzata-"Sì...come fa a sapere il mio nome?" domandò celando una certa diffidenza,mentre la pioggia iniziava a battere più vigorosa e più fitta,costringendola a coprirsi con il cappuccio della felpa...

La ragazza era un po' titubante ma, spinta dalla curiosità, accettò di seguire l'uomo nella vicina caffetteria

L'aroma inebriante del caffè caldo la investì dolcemente mentre seguiva titubante l'anziano uomo tra i vari tavolini,poi il signore si accostò ad uno libero e con un gesto elegante e inaspettato scostò la sedia per pemettere ad Adele di sedere:"Prima lei signorina..."-sorrise con espressione cavalleresca e affascinante incorniciata da una corta chioma di capelli brizzolati...

Adele sedette pensierosa. L'uomo si mise di fronte a lei, la guardò negli occhi e le sorrise. Improvvisamente, la ragazza si sentì a disagio, una specie di malessere sottile le nasceva dalla bocca dello stomaco che sentì stringersi.Ma che ci faceva seduta in un bar con quello sconosciuto anziano e sorridente?

Era giunto il momento di vederci più chiaro. Fece per parlare ma l'uomo la bloccò - Dai tempo al tempo cara! Prima beviamo questo caffè, poi ti svelerò tutto. Adele pensò che forse era meglio accondiscendere L'uomo ordinò

due caffè neri e bollenti, pagò subito la cameriera e, sempre con quel fare cavalleresco che aveva rivelato, le porse lo zucchero. Adele spinse decisamente la tazza davanti a sè:

La ragazza impallidì,e una leggera ombra velò il suo sguardo. "Io...sì,non la ricordo di viso perchè ero troppo piccola..."-Adele si agitò inquieta sulla sedia,portandosi i capelli dietro le orecchie-"ma conosco il suo nome..."

"... Ci credo" disse Luciano. "io e suo padre eravamo insieme sulla nave quando successe... il fatto."

All'improvviso, un brivido scese lungo la schiena della giovane donna...era lui l'uomo ..l'unico che sapeva davvero come erano andate le cose.... Adele cercava risposte,da quell'episodio della nave,suo padre non era più lo stesso!!!

...I ricordi si affollarono improvvisi alla sua mente: il rientro improvviso di suo padre che non sarebbe più andato" così lontano a procurare un bel gruzzoletto per Adelina sua"... il ricovero in ospedale in stato di shock, le lacrime della madre e, soprattutto, da allora suo padre aveva perso la parola...

Mentre pensava queste cose, Luciano la guardava e sorrideva sotto i baffi, con una strana luce negli occhi... follia?

ma la cosa che più spaventava Adele era che dopo aver bevuto il caffè si sentiva strana... assonnata... come se dentro ci avessero messo del ... "Sonnifero" disse, poi divenne tutto buio e perse la cognizione del tempo.

Pioggia,ansiosa corsa,papà,impegni,ritardo,sonno,luciano,incontro...Luciano?Luciano chi?Luciano! Adele si svegliò di soprassalto,con il cuore martellante e una fitta violenta le attraversò le tempie mentre cercava di concentrarsi...

per cercare di capire dove fosse. L'ambiente era semi buio, le tende tirate non lasciavano filtrare molta luce dalle grandi finestre. Si alzò di scatto dal letto su cui si trovava e si mise a vagare per la stanza per cercare di capire dove si trovasse: le pareti erano chiare, sgombre, solo una grande libreria copriva un'intero lato della stanza. Il pavimento in legno chiaro era quasi del tutto coperto da un grande tappeto dalle tinte fosche. Adele sentì dei passi avvicinarsi...

ma non capiva da dove arrivassero. la stanza era vuota, da dove veniva quel rumore di passi che si avvicinava sempre di più? ad un certo punto la libreria sussulto, e si spostò di lato, lasciando intravedere un'ombra...

...che scivolò rapidamente nella stanza, mentre il pannello libreria si richiudeva silenziosamente alle spalle. Adele la guardò stringendo gli occhi, faceva ancora un po' di fatica a mettere a fuoco...

Adele iniziava a spaventarsi. Voleva parlare, gridare, pronunciare parole contro la donna, contro Luciano, contro tutti. Ma aveva paura che la sua voce tremasse. Così stette zitta, in piedi, gli occhi fissi sulla donna che sapeva di viscido. Voleva dimostrarsi forte anche se dentro di sè stava per scoppiare in lacrime. Si sentiva come quando, da bambina, l'asfalto sbucciava le sue piccole ginocchia. Solo che allora il babbo correva in suo aiuto, la abbracciava teneramente e le sussurrava dolci parole che subito facevano dimenticare tutto. Ora suo padre non c'era, era sola in quella stanza che, nel frattempo, era stata occupata da un'altra persona

Infatti un uomo alto e magro, con un camice bianco e immacolato era comparso dietro la donna dal fare odioso.

L'uomo sorrise freddamente:

Adele si guardò le mani...

.... che tremavano per la paura .... si domandava chi fosse quell'uomo col camice bianco...? un medico?? un collaboratore di Luciano ...? E Luciano dov'era finito? Perchè le avevano fatto questo!!! tutte queste domande rimbombavano nella sua testa ... e fu allora che la povera Adele svenne e il suo candido corpo si adagiò per terra, sul morbido tappeto persiano che era al centro della stanza.

"Dobbiamo agire in fretta"-sentenziò l'uomo,inginocchiandosi accanto alla ragazza:la punta di una siringa scintillò ai furtivi raggi del sole provenienti dalla finestra,prima di penetrare con dolcezza nel candido braccio della giovane.In quell'istante entrò Luciano,e i suoi occhi si adombrarono davanti al corpo svenuto di Adele,uno sguardo triste e tenero accarezzò il viso della ragazza...

Sibilò tra i denti con voce d'acciaio.

Il viso di Luciano si contrasse impercettibilmente, annuì e indicò la barella lì accanto:

Adele venne sollevata con dolcezza e abbandonata sulla barella,le scarpe infangate di pioggia macchiavano il lettino trasportabile,un braccio candido era ripiegato sul busto snello,la mano stretta a pugno...Sembravano passati solo minuti,pensò Luciano, da quando aveva gentilmente fermato quella ragazza che si affrettava a raggiungere la sua meta...invece era trascorsa oltre metà giornata.Chissà dov'era diretta Adele quella mattina.Lo sguardo del vecchio affascinante si soffermò sulla mano stretta a pugno...

Quel gesto gli ricordò il padre della ragazza, il suo grande amico Carlo. E la mente vagò a ritroso negli anni: il momento in cui si conobbero, le marachelle di giovani che combinarono insieme, le prime esperienze, ma soprattutto quel viaggio in nave. Ricordò la calda voce dell'amico, i suoi lineamenti pronunciati, quel suo vizio di stringere il pugno quando qualcosa non andava.

Salirono velocemente in ambulanza, senza usare le sirene, solo un lampeggiante discreto, ma il flusso del traffico si apriva comunque davanti a loro per favorirli. Attraversarono in pochissimo il centro e si ritrovarono all'aeroporto privato di cui Luciano parlava, un cospicuo assegno passò nelle mani dell'autista e la barella fu caricata a bordo. Il sedicente medico tastò il polso di Adele, sempre incosciente, e fece un cenno di approvazione. Il pilota, intanto, un giovane uomo dallo sguardo freddissimo, li scrutava...

..ansioso. sapeva che quello dopotutto poteva essere un lavoro pericoloso, ma per il bene della ragazza... e soprattutto dell'umanità, DOVEVA farlo.

Nascondendo le sue preoccupazioni sotto gli occhi di ghiaccio, ne avevano anche il colore grigio, si avvicinò al posto di pilotaggio e cominciò le operazioni che precedevano il decollo.Il visetto pallido di Adele narcotizzata gli era rimasto in mente e provava un senso di pena affettuosa per quella ragazza...

che respirava armoniosamente sul lettino,sotto lo sguardo semi-paterno di Luciano.Maria scutava il vecchio uomo e la ragazza con un sorriso saporito e furbo sul volto,atteggiando il viso poggiato su una mano con un'inquisitrice espressione:"Allora Luciano...non hai finito di raccontarmi.."-interloquì la donna...

come sei arrivato alla ragazza. I tuoi contatti con la famiglia erano interrotti da tempo." "Ho le mie conoscenze, Maria. E tu dovresti saperlo che, senza di esse, senza i miei rapporti strategici forse non sarei ciò che sono ora"

Maria guardò Luciano, la sua espressione intensa e concentrata, ne era innamorata da sempre, anche se non glielo aveva mai fatto capire...

La voce di Luciano si era fatta tagliente:- Quell'uomo era in buonafede, credeva di venire con me laggiù a realizzare la fortuna della sua vita...non sapeva nulla del contrabbando di armi, e , quando il piccolo commando di guerriglieri ci attaccò nella cabina della nave con quella terribile arma chimica...

...fu l'unico a pagarne le conseguenze, perchè noi fummo rapiti e trasportati via, ci dettero un antidoto, ma lui rimase sulla nave e nessuno poteva curarlo adeguatamente...Il minimo che potessi fare in seguito, era contribuire in modo anonimo, attraverso quel notaio che conosci anche tu, al mantenimento della sua famiglia. E se ora sono stato costretto a rapire Adele è solo perchè anche lei è una brillante biologa, come suo padre, e forse è l'unica in grado di mettere ordine nelle sue vecchie carte e, soprattutto, di portare a termine quella ricerca...

...In quel momento un movimento,un debole gemito...Gli occhi giovani di Adele si riaprirono,e la ragazza tentò di alzarsi più volte,senza riuscirci,senza tantomeno ricordare cosa fosse successo...poi incontrò lo sguardo di Luciano.Un'ombra violenta l'attraversò...

..ma l'uomo fu svelto a carezzarle il viso e parlare con voce dolce:

"Appunti che non rivelerò"-ribattè la ragazza con determinazione,sollevandosi lentamente in preda alle vertigini,poi spostò lo sguardo contrariato dall'uno all'altra e sentenziò-"Come faccio a fidarmi di qualcuno che mi ha addormehttp://wiki.leparole.info/w/index.php?title=RomanzoVirtuale&action=edit Modifica di RomanzoVirtuale - LeParole.info Wikintata e rapita,dopo avermi ingannata con chiacchiere vaghe su mio padre?!?" La rabbia iniziava ad irrompere in lei...

Ma Luciano le sorrise e Adele non poté fare a meno di pensare che fosse sincero.

Adele si morse il labbro,fissandolo.Salvare delle vite...persone a lui care...e suo padre?Non gli era stato abbastanza caro per salvarlo? "Voglio sapere prima cosa è successo a mio padre...ORA.Poi..."-la voce le tremò-"deciderò cosa fare..."...

Luciano annuì e cominciò a parlare, sembrava che si liberasse da un peso:

Quelle frasi prive di senso s'inseguivano nella sua mente,riattaccando lentamente i pezzi di un puzzle che era sempre stato confuso e trascurato-"contrabbando? e...e tu lo sapevi?"...

"Sì... cioè no, lo sospettavo, ma alla fine è stata proprio Maria che ci avviso del loro imminente arrivo... e cercammo di salvarci.... senza successo."

Seguì un palpabile silenzio a queste parole. La testa di Adele mulinava...infine decise:- Vi aiuterò...non so molto, ma forse unendo quello che so io agli appunti di mio padre che sono sempre rimasti con voi...Voglio sapere alcune cose, Luciano! Basta giocare a rimpiattino...quale interesse si nasconde dietro tutto questo?-

Luciano sentì che il momento che temeva più di tutti gli altri, era finalmente arrivato. Pensò a lungo alla risposta da dare alla giovane, soppesò a lungo le parole da usare, cercò di capire quale era la cosa più giusta da fare, da dire. Sentiva lo sguardo di Adele su di sè. Era uno sguardo pesante, schiacciante. Le diede le spalle, non poteva sopportare la vista di quella giovane donna, non poteva sopportare quegli occhi che lo fissavano in attesa di risposte. Lanciò uno sguardo all'altra, a Maria, sperando da lei un segno confortante, di appoggio, di aiuto. Ma non venne e, per tutta risposta, ella abbandonò l'ambiente e si diresse sicura verso la cabina di pilotaggio. Luciano si sentì abbandonato ma non poteva più aspettare. Adele attendeva una sua risposta e iniziava a picchiettare il piede, per mettergli fretta...

Si voltò a guardare la ragazza negli occhi:

Ma non sapevo dell'attentato!...

Adele si ritrasse sconvolta:"Tu...tu...mi fai schifo!Hai sfruttato mio padre,lo hai messo in pericolo!"iniziò a gridare svuotando tutto il veleno che dirompeva nel suo corpo,e le lacrime iniziarono a scorrere lungo le guancie-"Lui aveva un sogno!E tu glielo hai frantumato!Cosa vuoi da me?!?Cosa vuoi?!?Non mi lascerò sfruttare!"-la voce di Adele si spezzò,per poi sentenziare in un fioco sussurro-"Il bambino non era mio padre,sei tu.Tu e la tua disgustosa sete di denaro...mio padre voleva solo salvare delle vite..."Detto questo Adele si alzò e si diresse decisa verso la cabina di pilotaggio...

Luciano fu rapido, la prese per un braccio, bloccandola, la forzò dolcemente a guardarlo negli occhi e la ragazza scoprì, sorpresa, che vi era una traccia di lacrime:

Perdonami...non per me...per lei...-

Adele non resistette all'intensità di quegli occhi paterni,e involontariamente tornò a piangere,senza distogliere lo sguardo da quello di Luciano.Le labbra tentennarono,prima di proferire un esitante-"Va bene..." Uno scossone violento rischiò di spingere Adele per terra,ma Luciano afferrò la ragazza appena in tempo,urlando al pilota-"Che diavolo succede?!?" L'aereo iniziò a tremare...

Un forte rumore...odore acre di fumo, un'inclinazione innaturale dell'apparecchio, la voce del pilota su tutto:

Luciano strinse Adele che tremava, impossibile muoversi con quel putiferio, le prese il visetto tra le mani:- Perdonami, bambina mia...la vita è andata oltre i miei disegni, non volevo fare tanto male... Adele lo guardò negli occhi e si accorse di avere davanti solo un vecchio distrutto dal rimorso e dalla paura, dell'avventuriero non c'era più traccia...

Il pilota,dalla cabina,imprecava a labbra strette tentando di virare con violenza,mentre l'aereo annaspava per il cielo indaco striandolo di grigio...il frammento di una vallata deserta apparve tra le montagne e l'uomo chiuse per un fulmineo attimo gli occhi,recitando mentalmente una supplica...quella era la vallata che precedeva la loro destinazione,forse era un segno del cielo,forse potevano farcela...DOVEVANO farcela.Per tutti quei bambini che attendevano una cura.Prese il microfono per comunicare a Luciano le sue intenzioni...

...Ripresero i sensi lentamente, tossivano per il fumo acre che impregnava tutto, ma di fiamme non c'era più traccia: l'atterraggio di fortuna era avvenuto sulla striscia paludosa della vallata e il fango fradicio aveva soffocato tutto, inghiottendo parte della carcassa dell'aereo, l'intrico fittissimo di erbe palustri riusciva a reggere ancora il peso dell'aereo... Luciano riprese i sensi anche per il dolore lancinante che gli arrivava dal braccio, probabilmente rotto, vide il pilota, tutto sporco di fumo e sangue, ma vivo e in piedi che tentava di rianimare Adele, bianca come il marmo...

Adele tossì con forza, il ragazzo la sosteneva tra le braccia con dolcezza, lentamente le accarezzava i capelli e il viso, sussurrando parole di rassicurazione e conforto..Luciano scoprì di provare dentro se stesso tenerezza, vedendo il nascere timido, appena abbozzato di un sentimento... Chiamò, la voce gli uscì rauca e poco chiara tra i colpi di tosse:

Il pilota si girò a guardarlo, annuì, poi portò fuori dall'abitacolo semidistrutto la ragazza, rientrò, si avvicinò a Luciano che gli mormorò:

Ancora una volta Davide annuì, poi guardò in faccia l'uomo anziano e sofferente e disse con voce fredda:

Il vecchio impallidì visibilmente.

La stanzetta della prigione era meno squallida di quanto si potesse pensare. Era essenziale. E pulita. L'ala dell'edificio era stata restaurata da poco, forse per il fatto che Luciano Finzi era anziano e piuttosto sofferente, lo avevano destinato lì in detenzione, l'avvocato diceva che nel tempo, forse, avrebbe potuto ottenere anche i domiciliari. Luciano era pallido, il tavolino accanto al letto aveva su un vassoio con alcune pillole e un foglietto con uno specchietto di orari, era seduto con lo sguardo rivolto alla luce del finestrino, sul pavimento si disegnava l'ombra della grata che filtrava i raggi di sole. La voce della guardia:" Finzi! In parlatorio! Visita! " Il vecchio si alzò e seguì docilmente il secondino, le spalle un po' curve, gli occhi come spenti. Sedette dietro al cristallo , nel piccolo scomparto di colloquio. E la vide venire avanti. Dio...com'era bella! Adele aveva un viso luminoso come quello di una Madonna del Trecento, portava la pancia della sua gravidanza con l'incedere di una regina. Il bambino l'aveva resa piena nella sua femminilità, le aveva arrotondato il viso e le aveva datosplendore allo sguardo... Si sedette, gli sorrise, accostò la sua mano delicata al vetro, poteva vederne tutte le linee sul palmo, la vera fece un piccolo suono metallico, allegro, poggiandosi al cristallo. Adele gli fece cenno di prendere la cornetta, come aveva fatto lei, per parlare. Un po' stordito Luciano obbedì. " Come stai? Sei bellissima..." " Bene...ma questo è terribile...scalcia tutta la notte...dormo poco...! " Luciano annuì, gli occhi lucidi. " Davide sta bene? E tuo padre? "mormorò ancora il vecchio " Sì, sì...tutti...non sono qui per questo, Luciano! "rispose Adele. Lo sguardo di Finzi si fece attento, alzò interrogativamente le sopracciglia... " Ce l'ho fatta! La cura è a punto...funziona, sta funzionando...in via sperimentale ce la faranno già usare dal prossimo mese...sì, sì...è così...!!!" Adele annuiva con forza, piangeva dolcemente, senza cercare di trattenere le lacrime, e anche Luciano, faceva "sì" con la testa, aveva aperto il palmo della mano contro il cristallo, contro la mano della donna, il calore superava il freddo dello spessore del vetro, erano entrati in contatto lo stesso, come la loro emozione... " ORARIO!"....annunciò l'altoparlante. Adele si alzò, un cenno di saluto, il vecchio non si reggeva sulle gambe, ma sorrideva. A un tratto la donna si ricordò di qualcosa, indicò ancora la cornetta, con insistenza e lui se la riportò all'orecchio " Dimenticavo!-fece lei indicando la pancia tonda e voluminosa- "E' un maschio e con Davide abbiamo deciso una cosa: il suo secondo nome sarà Luciano! " Poi gli fece un cenno di saluto e andò via, si girò un attimo sulla porta, Davide era già lì a proteggerla dalla folla... Luciano si alzò e pensò che, adesso, dalla vita aveva avuto tutto. “Proprio tutto”, e di colpo provò una sensazione di profuso benessere che ormai non apparteneva a lui da tempo. “Ma quanto tempo?”. Tornò indietro con la mente ma i suoi ricordi erano talmente tanti e nebulosi che si susseguivano troppo velocemente ed in modo incompleto. Il primo ricordo a venirgli in mente fu una gita da bimbo, vagamente, vedeva un grande albero e la mamma che lo chiamava, poi, d’un tratto, a differenza di prima, ricordò, con brutale intensità, il giorno in cui prese quella pesante decisione che lo rese contemporaneamente ricco, potente e misero dato che la sua anima, da quel giorno, cominciò a corrodersi sempre più. Poi un posto di mare, “Ma dove? E quando?” , e di nuovo, con la medesima intensità, a quel maledettissimo giorno. Capì immediatamente che nella sua vita ogni attimo di gioia, che tra l’altro aveva vissuto in modo superficiale quasi come un dovere verso chi gli stesse vicino, era stato pagato a prezzi altissimi da inconsapevoli innocenti! Pensò rabbiosamente “Era mio dovere dargli tutto”, ma nel medesimo istante focalizzò che il suo stato di benessere iniziale era gia finito. Tuttavia non volle arrendersi e per poter provare ancora quell’attimo di ubriacante allegria, cercò di ricordare qualcos’altro e nell’affannoso tentativo riuscì a chiudere gli occhi cercando di raggiungere ciò che giaceva da tempo nel fondo del suo cuore, scoprendo la piacevole sensazione di andare oltre le quattro mura che lo imprigionavano. Finalmente un leggero sonno lo rapì. Furono solo pochi attimi di pace e poi tutto ricominciò! Antichi pensieri fecero ritorno. Urla senza senso! Personacce, che, coperte da stracci correvano in direzioni a lui sconosciute. Vide maschere, con sorrisi di cattivo gusto, mostrargli corpi dilaniati e sangue. Occhi di una creatura innocente trasformarsi in pianto proveniente dal nulla e fumo e ancora urla. Urla che intersecavano con violenza inaudita la sua calma . Urla che entravano nel suo corpo a loro piacimento e lasciavano traccia del proprio passaggio. Urla che, ormai, provenivano dalle sue mani dalle sue gambe lasciandogli presagire che il peggio era in agguato! Si svegliò e biascicando disse “la mia anima” e poi sbuffando si rallegrò quando capì che era stato solo un sogno. Il suo sorriso fu immediatamente smorzato quando l’ inutile orologio, dai colori squallidi e che per forza doveva fargli compagnia, nella sua gabbia gli comunicò che erano trascorsi 43 minuti dalla visita ricevuta. Diventò nuovamente triste e fece un nuovo tentativo per scacciare quei pensieri, provò ad accennare anche un sorriso che immediatamente diventò amaro quando pensò: " e domani?".

25 Marzo, 9:55 http://forum.leparole.info/index.php?topic=2137.45

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Commenti

un piacevole lavoro..

Giovedì, 22. Maggio 2008 13:42:16, da kant.51

Rileggere e limare le cose scritte è gradevole...spero di avere buona compagnia da voi tutti!un saluto caro...kant