Una mattina come tante altre, Beth stava seduta sullo stesso treno . Come ogni giorno, percorreva la stessa strada,alla stessa ora,per arrivare sempre allo stesso punto. Una signora seduta accanto a lei aveva l'aria stanca. Beth aveva la brutta e vecchia abitudine di guardarsi attorno per raccogliere quante più sfumature possibili. Adorava i semplici gesti della gente semplice. Un bambino gioca con la sua macchinina,sua madre ha appena socchiuso gli occhi. Sembra non aver riposato per niente. Un anziano osserva fuori dal finestrino una realtà piena di amarezza,un susseguirsi di strutture di cemento e ferraglia. Ha lo sguardo stanco per gli anni passati. Una ragazza con gli occhiali e un libro sulle ginocchia legge,rilegge e ripete a voce bassa agitata per un esame imminente. "Biglietti prego". Il controllore fa il solito odore di deodorante per ambienti,ha un espressione seria e annoiata. Gli porge il biglietto con il sorriso più simpatico che riesce a fare ma senza risultato. Torna di nuovo il silenzio fra sguardi e pensieri. Qualche passeggero cammina su e giù per il corridoio. Ad un tratto:LUI. Per un attimo i loro sguardi si incontrarono in una dimensione diversa,lontani dai pendolari, dall'odore di deodorante del controllore,dai pensieri e da tutto il resto. Quell'attimo sembrò durare una vita intera. Aveva una divisa scura ,il cappello, una linea impeccabile un sorriso brillante. Beth non riuscì a distogliere lo sguardo,rimase senza fiato,quell'uomo aveva qualcosa di magico,non avrebbe potuto lasciarlo andare così. Un attimo ancora, solo un attimo per riuscire a registrare qualche suo gesto. Il treno si fermò e i passeggeri scesero di corsa, tutti giù a riprendere la vita frenetica di ogni giorno. Davanti al computer del suo ufficio Beth non riusciva a scacciarlo dai suoi pensieri: “Possibile che per un sorriso di uno sconosciuto io sia così sconvolta?”, “Prova semplicemente a parlargli quando lo rivedi” disse Mary,inseparabile confidente amica e collega. Sono quasi le 20.00 ,questa sera Beth ha perso il treno,è stata una giornata molto dura a lavoro. “Non lo incontrerò mai…” pensa. La stazione le faceva sempre un po’ paura la sera e per non sentirsi sola sfilò dalla borsa il suo i-pod e si immerse nella musica. “Non dovrebbe stare sola in stazione a quest’ora,lo sa?” Si voltò e riconobbe quello sguardo, quel sorriso: “Lo so, purtroppo ho perso il treno delle 19.30 e adesso mi tocca aspettare quello delle 21.30” “Aspetterò con lei quel treno se non le dispiace” , “Può darmi del tu, mi chiamo Beth”. Sembrò una ragazzina alla prima cotta e lo sconosciuto allungò la mano felice di fare la sua conoscenza “Sono Max piacere”. I due sconosciuti parlarono a lungo scoprendosi piano, piano. Max è un poliziotto, ha quasi 30 anni e vive solo. E’ in cerca di un appartamento per evitare il viaggio in treno tutti i giorni. Beth vive ancora con i suoi genitori e ha 26 anni. Lavora come grafica e ha tanti sogni nel cassetto. Il treno arriva sbuffando e Beth tira un sospiro di sollievo: “finalmente!” Il vagone è quasi vuoto e i due estranei continuano a tenersi compagnia chiacchierando per tutto il viaggio. Arrivati a destinazione Max si offrì di darle un passaggio ma Beth rifiutò gentilmente. “Ti rivedrò domani?” le domandò pieno di speranza, “Sarò su questo treno ogni mattina” lei risponde sorridendo. Max non fu sul quel treno il giorno dopo e nemmeno quello dopo ancora e nei giorni a seguire. Beth spense la speranza di incontrarlo e scacciò via il suo sorriso dai pensieri rimproverandosi per non aver accettato quel passaggio. Trascorse circa un mese e di Max nemmeno l’ombra. I giorni passarono velocemente tra appuntamenti frivoli e i fine settimana passati davanti alla tv. Come spesso accadeva, Beth perse il treno delle 20.00 e fu costretta ad aspettare l’altro. Pioveva e l’inverno non dava tregua alle sue mani che tremavano infreddolite. Un signore, con la giacca verde e sul taschino le iniziali “FS”, si avvicinò: “Mi scusi signorina, mi spiace ma volevo dirle che questa sera il treno delle 21.30 non passerà. Le conviene andare via perché adesso non rimarrà più nessuno.” Lo guardò con aria smarrita, l’uomo dalla giacca verde aveva il viso segnato dalla stanchezza ma era giovane. Poco brizzolato con la barba incolta. Aveva gli occhi stropicciati e piccoli ma di un azzurro intenso. Ringraziò l’uomo con un sorriso e si incamminò verso l’uscita della stazione e lì si accorse che la pioggia cadeva inesorabile. I temporali la spaventavano sempre, fin da quando era bambina. “Pronto?Mamma? Ho perso il treno e non tornerò questa sera a casa, prenderò una stanza in qualche B&b ok?” “Si piccola, ma cerca di stare attenta, chiuditi a chiave dentro e chiamami appena sei in stanza!” “Si mamma, sta tranquilla!”, disse Beth sbuffando nel telefono. Camminò a lungo e ormai era completamente zuppa, l’acqua le gocciolava dal mento e aveva i capelli inzuppati. L’acqua le faceva scivolare le scarpe sulla strada bagnata e i lampi le illuminavano il viso un po’ preoccupato e demoralizzato. Si accostò una volante della polizia: “signorina cosa sta facendo in giro a quest’ora?Fra qualche ora il temporale aumenterà, le strade sono già allagate, le conviene rientrare in casa” urlò dal finestrino l’agente. “Facevo semplicemente due passi agente!Secondo lei, se avessi avuto un posto con un bagno caldo,dei vestiti asciutti e un letto comodo sarei per strada?” urlò arrabbiata con gli occhi chiusi per la pioggia che scendeva sempre più forte. “Beth!” esclamò l’agente “Max??!” “Salta su” disse aprendo la portiera da dentro. Non se lo fece ripetere due volte e una volta salita in macchina tirò un gran sospiro di sollievo. “Che fine hai fatto?Tutto questo tempo, non ti ho più vista!”, “Sono sempre stata qui, ho lavorato e tutte le sere sono stata alla stazione ad aspettare il treno. Speravo di rivederti!”, “io non viaggio più, ho affittato un appartamento. Ma dimmi, come mai sei in giro a quest’ora sotto la pioggia?”, “ho perso il treno,sono rimasta in stazione ad aspettare l’altro ma mi è stato detto che non ci sarebbe stato così sono andata alla ricerca di un B&b ma erano tutti occupati.. insomma, giornata da dimenticare!” disse portandosi una mano alla fronte. Max sorrise per quell’aria un po’ stanca e un po’ dolce che aveva,i capelli bagnati le incorniciavano il viso dalla pelle delicatissima e rosa. “Non dire così, qualcosa di positivo ci deve essere stato, o no?Per esempio.. ci siamo incontrati” fece una pausa, non sapeva se chiederle di fermarsi o riportarla a casa e affrontare così un viaggio in nottata senza chiudere occhio. Fece un sospiro e disse tutto d’un fiato: “Per questa sera ti andrebbe di stare da me?Ho una stanza in più e posso ospitarti. Io non ci sarò perché sono di turno ma puoi fare come se fossi a casa tua”. Beth non poté fare meno di accettare la sua ospitalità dato che era quasi mezzanotte. Arrivarono in un residence molto curato con tanto di giardino e parcheggio. C’era un piccolo spazio con delle giostre per bimbi e dei pini profumatissimi. Salirono al quarto piano e Max aprì il portone pesante e scuro: “Da questa parte c’è il bagno,nell’armadio troverai asciugamani puliti. La cucina è da questa parte” disse spostandosi sulla destra “la dispensa ti appartiene”, “grazie, sei gentilissimo. Tornerai molto tardi?”, “dovrei tornare fra qualche ora ma posso sempre chiedere il permesso per uscire prima va bene?” Beth arrossì e si lasciò sprofondare nel collo del suo maglione. Quando Max uscì, si immerse nell’acqua calda facendosi coccolare dalla schiuma profumata. Uscita dal bagno, indossò una maglia blu e un paio di pantaloncini. Intenta a imprimere nel cuore il profumo di Max notò un biglietto poggiato vicino il telefono sul comodino: “Questo è l’unico pigiama che sono riuscito a procurarti, devi scusarmi ma non ricevo visite femminili tanto spesso. Ti lascio il mio numero e nel caso in cui tu abbia bisogno di me chiamami subito.” Improvvisamente si sentì un nodo allo stomaco, il viso divampare e le mani tremare. Non riuscì ad aspettare un momento di più, prese il suo telefono e scrisse un messaggio: “Non riesco ancora a prendere sonno perciò ho pensato di prepararti qualcosa di caldo per il tuo rientro. Che ne dici?” “Mi spiace che tu non riesca ancora a riposare, forse perché ti trovi in un posto nuovo? Prepara ciò che preferisci sarò contento di rientrare e trovarti sveglia.” Max sorrise, con il suo solito sorriso brillante ma questa volta a sorridere non era solo la sua bocca. Il suo cuore sembrava impazzito, come se di li a poco fosse pronto per esplodere. Non vedeva l’ora di rientrare a casa e vederla lì in cucina intenta a preparare qualcosa di buono, con la sua espressione buffa, gli occhi sinceri e sorrisi ricchi di emozioni. Era così difficile da credere, una sconosciuta gli aveva rubato l’anima, il cuore, i pensieri, era rimasto affascinato da quei movimenti un po’ impacciati e puliti, da quel modo di parlare con voce delicata quasi come sussurrasse. Arrivò finalmente a casa e come sua abitudine si tolse giacca e cappello abbandonandoli sulla poltrona dell’entrata. Sbottonò la camicia e intanto arrivò in cucina. La trovò lì, con la sua maglia preferita che le arrivava al ginocchio, ad aspettarlo. I pantaloncini non comparivano neanche e le gambe erano raccolte sulla seduta. I capelli le cadevano sciolti, morbidi. “un angelo” disse fra sè e sè. La osservò ancora per un po’, era immersa nella lettura di chi sa quale libro trovato nella libreria del salotto. "Ciao" sussurrò per paura di spaventarla. Beth ebbe un piccolo sussulto, poi sollevò lo sguardo e sorrise nel vederlo, si alzò e gli andò incontro a prendergli le mani..." Ma..sei gelato!"disse spalancando gli occhi " vieni, hai fame? C'è qualcosa di caldo!" Lo portò per mano al tavolo, era apparecchiato e un buon profumo si spandeva nell'aria. Improvvisamente Max si rese conto di essere affamato. E anche felice, come non si sentiva più da molto tempo...
Commenti
Lely!!!!!!!
Martedì, 11. Novembre 2008 21:23:38, da kant.51
vedi qui...
Martedì, 11. Novembre 2008 21:27:42, da kant.51
mi sembra che ci sia un brusco cambio di soggetto...vedi tu...
un saluto...ti seguirò
kant
Wednesday, 12. Novembre 2008 00:12:31, da LeLy
ho corretto anche dove mi dicevi tu kant,solo che adesso non capisco perchè mi appaiono quelle due righe scritte in quel modo...
per lely
Giovedì, 13. Novembre 2008 08:39:37, da kant.51
"Biglietti prego".
Il controllore fa il solito odore di deodorante per ambienti,ha un espressione seria e annoiata. Gli porge il biglietto con il sorriso più simpatico che riesce a fare ma senza risultato. Torna di nuovo il silenzio fra sguardi e pensieri. Qualche passeggero cammina su e giù per il corridoio. Ad un tratto:LUI. Per un attimo i loro sguardi si incontrarono in una dimensione diversa,lontani dai pendolari, dall'odore di deodorante del controllore,dai pensieri e da tutto il resto. Quell'attimo sembrò durare una vita intera. Aveva una divisa scura ,il cappello, una linea impeccabile un sorriso brillante. Beth non riuscì a distogliere lo sguardo,rimase senza fiato,quell'uomo aveva qualcosa di magico,non avrebbe potuto lasciarlo andare così. Un attimo ancora, solo un attimo per riuscire a registrare qualche suo gesto. Il treno si fermò e i passeggeri scesero di corsa, tutti giù a riprendere la vita frenetica di ogni giorno. Davanti al computer del suo ufficio Beth non riusciva a scacciarlo dai suoi pensieri:
“Possibile che per un sorriso di uno sconosciuto io sia così sconvolta?”,
“Prova semplicemente a parlargli quando lo rivedi” disse Mary,inseparabile confidente amica e collega.
Sono quasi le 20.00 ,questa sera Beth ha perso il treno,è stata una giornata molto dura a lavoro.
“Non lo incontrerò mai…” pensa.
La stazione le faceva sempre un po’ paura la sera e per non sentirsi sola sfilò dalla borsa il suo i-pod e si immerse nella musica.
“Non dovrebbe stare sola in stazione a quest’ora,lo sa?”
Si voltò e riconobbe quello sguardo, quel sorriso:
“Lo so, purtroppo ho perso il treno delle 19.30 e adesso mi tocca aspettare quello delle 21.30”
“Aspetterò con lei quel treno se non le dispiace” ,
“Può darmi del tu, mi chiamo Beth”. Sembrò una ragazzina alla prima cotta e lo sconosciuto allungò la mano felice di fare la sua conoscenza
“Sono Max piacere”.
I due sconosciuti parlarono a lungo scoprendosi piano, piano. Max è un poliziotto, ha quasi 30 anni e vive solo. E’ in cerca di un appartamento per evitare il viaggio in treno tutti i giorni. Beth vive ancora con i suoi genitori e ha 26 anni. Lavora come grafica e ha tanti sogni nel cassetto. Il treno arriva sbuffando e Beth tira un sospiro di sollievo:
“finalmente!”
Il vagone è quasi vuoto e i due estranei continuano a tenersi compagnia chiacchierando per tutto il viaggio. Arrivati a destinazione Max si offrì di darle un passaggio ma Beth rifiutò gentilmente.
“Ti rivedrò domani?” le domandò pieno di speranza,
“Sarò su questo treno ogni mattina” lei risponde sorridendo( dal finestrino della macchina.-->quale se è a piedi?)
Max non fu sul quel treno il giorno dopo e nemmeno quello dopo ancora e nei giorni a seguire. Beth spense la speranza di incontrarlo e scacciò via il suo sorriso dai pensieri rimproverandosi per non aver accettato quel passaggio. Trascorse circa un mese e di Max nemmeno l’ombra. I giorni passarono velocemente tra appuntamenti frivoli e i fine settimana passati davanti alla tv. Come spesso accadeva, Beth perse il treno delle 20.00 e fu costretta ad aspettare l’altro. Pioveva e l’inverno non dava tregua alle sue mani che tremavano infreddolite. Un signore, con la giacca verde e sul taschino le iniziali “FS”, si avvicinò:
“Mi scusi signorina, mi spiace ma volevo dirle che questa sera il treno delle 21.30 non passerà. Le conviene andare via perché adesso non rimarrà più nessuno.”
Lo guardò con aria smarrita, l’uomo dalla giacca verde aveva il viso segnato dalla stanchezza ma era giovane. Poco brizzolato con la barba incolta. Aveva gli occhi stropicciati e piccoli ma di un azzurro intenso. Ringraziò l’uomo con un sorriso e si incamminò verso l’uscita della stazione e lì si accorse che la pioggia cadeva inesorabile. I temporali la spaventavano sempre, fin da quando era bambina.
“Pronto?Mamma? Ho perso il treno e non tornerò questa sera a casa, prenderò una stanza in qualche B&b ok?”
“Si piccola, ma cerca di stare attenta, chiuditi a chiave dentro e chiamami appena sei in stanza!”
“Si mamma, sta tranquilla!”, disse Beth sbuffando nel telefono. Camminò a lungo e ormai era completamente zuppa, l’acqua le gocciolava dal mento e aveva i capelli inzuppati. L’acqua le faceva scivolare le scarpe sulla strada bagnata e i lampi le illuminavano il viso un po’ preoccupato e demoralizzato. Si accostò una volante della polizia:
“signorina cosa sta facendo in giro a quest’ora?Fra qualche ora il temporale aumenterà, le strade sono già allagate, le conviene rientrare in casa” urlò dal finestrino l’agente.
“Facevo semplicemente due passi agente!Secondo lei, se avessi avuto un posto con un bagno caldo,dei vestiti asciutti e un letto comodo sarei per strada?” urlò arrabbiata con gli occhi chiusi per la pioggia che scendeva sempre più forte.
“Beth!” esclamò l’agente
“Max??!”
“Salta su” disse aprendo la portiera da dentro. Non se lo fece ripetere due volte e una volta salita in macchina tirò un gran sospiro di sollievo.
“Che fine hai fatto?Tutto questo tempo, non ti ho più vista!”,
“Sono sempre stata qui, ho lavorato e tutte le sere sono stata alla stazione ad aspettare il treno. Speravo di rivederti!”,
“io non viaggio più, ho affittato un appartamento. Ma dimmi, come mai sei in giro a quest’ora sotto la pioggia?”,
“ho perso il treno,sono rimasta in stazione ad aspettare l’altro ma mi è stato detto che non ci sarebbe stato così sono andata alla ricerca di un B&b ma erano tutti occupati.. insomma, giornata da dimenticare!” disse portandosi una mano alla fronte. Max sorrise per quell’aria un po’ stanca e un po’ dolce che aveva,i capelli bagnati le incorniciavano il viso dalla pelle delicatissima e rosa.
“Non dire così, qualcosa di positivo ci deve essere stato, o no?Per esempio.. ci siamo incontrati” fece una pausa, non sapeva se chiederle di fermarsi o riportarla a casa e affrontare così un viaggio in nottata senza chiudere occhio. Fece un sospiro e disse tutto d’un fiato:
“Per questa sera ti andrebbe di stare da me?Ho una stanza in più e posso ospitarti. Io non ci sarò perché sono di turno ma puoi fare come se fossi a casa tua”.
Beth non poté fare meno di accettare la sua ospitalità dato che era quasi mezzanotte.
Arrivarono in un residence molto curato con tanto di giardino e parcheggio. C’era un piccolo spazio con delle giostre per bimbi e dei pini profumatissimi. Salirono al quarto piano e Max aprì il portone pesante e scuro:
“Da questa parte c’è il bagno,nell’armadio troverai asciugamani puliti. La cucina è da questa parte” disse spostandosi sulla destra “la dispensa ti appartiene”,
“grazie, sei gentilissimo. Tornerai molto tardi?”,
“dovrei tornare fra qualche ora ma posso sempre chiedere il permesso per uscire prima va bene?”
Beth arrossì e si lasciò sprofondare nel collo del suo maglione. Quando Max uscì, si immerse nell’acqua calda facendosi coccolare dalla schiuma profumata. Uscita dal bagno, indossò una maglia blu e un paio di pantaloncini. Intenta a imprimere nel cuore il profumo di Max notò un biglietto poggiato vicino il telefono sul comodino:
“Questo è l’unico pigiama che sono riuscito a procurarti, devi scusarmi ma non ricevo visite femminili tanto spesso. Ti lascio il mio numero e nel caso in cui tu abbia bisogno di me chiamami subito.”
Improvvisamente si sentì un nodo allo stomaco, il viso divampare e le mani tremare. Non riuscì ad aspettare un momento di più, prese il suo telefono e scrisse un messaggio:
“Non riesco ancora a prendere sonno perciò ho pensato di prepararti qualcosa di caldo per il tuo rientro. Che ne dici?”
“Mi spiace che tu non riesca ancora a riposare, forse perché ti trovi in un posto nuovo? Prepara ciò che preferisci sarò contento di rientrare e trovarti sveglia.”
Max sorrise, con il suo solito sorriso brillante ma questa volta a sorridere non era solo la sua bocca. Il suo cuore sembrava impazzito, come se di li a poco fosse pronto per esplodere. Non vedeva l’ora di rientrare a casa e vederla lì in cucina intenta a preparare qualcosa di buono, con la sua espressione buffa, gli occhi sinceri e sorrisi ricchi di emozioni. Era così difficile da credere, una sconosciuta gli aveva rubato l’anima, il cuore, i pensieri, era rimasto affascinato da quei movimenti un po’ impacciati e puliti, da quel modo di parlare con voce delicata quasi come sussurrasse.
Arrivò finalmente a casa e come sua abitudine si tolse giacca e cappello abbandonandoli sulla poltrona dell’entrata. Sbottonò la camicia e intanto arrivò in cucina. La trovò lì, con la sua maglia preferita che le arrivava al ginocchio, ad aspettarlo. I pantaloncini non comparivano neanche e le gambe erano raccolte sulla seduta. I capelli le cadevano sciolti, morbidi. “un angelo” disse fra se e se. La osservò ancora per un po’, era immersa nella lettura di chi sa quale libro trovato nella......per paura di spaventarla
Lely, vedi se sei d'accordo con queste piccole correzioni...e brava, il pezzo è molto buono, spero tu lo completi!