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Italy Racconto

Domenica, 6. Luglio 2008 14:35:50, da Young dreamer

 

Una notte caliginosa, una stazione fredda, l'attesa del treno che l'avrebbe portato lontano. Era quasi una fuga quella che Gianluca stava per cominciare. Lui era fermo sotto un orologio che, appeso su un palo e illuminato da un neon lampeggiante, quasi con precisione meccanica ogni minuto batteva il suo "TOC". I binari correvano umidi in fondo all'orizzonte, alla fine del marciapiede, riflettendo il rosso del semaforo. Gianluca prese ad andare avanti ed indietro sul marciapiede trascinando la valigia. Era un bagaglio abbastanza pesante quello che, scarrozzando sulle ruote malferme, si faceva guidare dalla mano del giovane. In fretta Gianluca aveva raccolto le cose che gli sembravano più importanti, non voleva portare tutto il suo passato, ma alcuni ricordi erano davvero parte della sua vita. Da poco aveva smesso di fumare e in questa serata umida e buia sentiva tornare il vecchio, prepotente desiderio di accendere una sigaretta, quasi a tenergli compagnia. Il fischio del treno lo scosse: arrivava, lungo, bonario drago nero, tagliando la luce della luna, tremolante per la nebbia, riflessa sui binari. Mentre il treno strideva di freni scivolando sulle due lingue metalliche, Gianluca si avvicinava ai binari. Un secco sbuffo e qualche scatto e la porta del treno era aperta davanti a lui. Non c'era nessuno nella stazione, nessuno che prendesse quel treno e tanto meno nessuno che scendesse. Quella situazione, quell'immagine lo fece un attimo rabbrividire. Poi alzò la pesante valigia e pensò che forse qualcosa sarebbe stato meglio lasciarla a casa; magari sarebbe tornato a prenderla più in là nel tempo, -Chissà quando!- pensò. Salì e scelse il suo posto in uno scompartimento quasi al centro del vagone. Sul sedile diagonale rispetto al suo c'era una donna vestita completamente di nero con una cintura borchiata e qualche catenina argentata. Lei aveva una felpa con un cappuccio sollevato sul capo che le faceva ombra sul viso, di cui si vedevano solo le labbra coperte da un rossetto quasi nero. Dormiva.

Il treno partì. Gianluca guardava dal finestrino i riferimenti della sua vita sparire dietro i vagoni. Immaginava che quella nebbia che alla stazione gli era entrata fin dentro le ossa, ora gli si chiudesse dietro come un cancello che stava separando un tempo che finiva da uno nuovo che cominciava. Si assopì. Per qualche minuto la stanchezza ebbe il sopravvento, ma si svegliò di scatto a una frenata, guardandosi attorno un po' smarrito. Anche la donna con la felpa era sveglia e lo guardava. Nonostante il trucco marcato, gli orecchini in soprannumero e i capelli ispidi per il gel, gli occhi della ragazza erano dolci, con folte ciglia scure, e lo guardavano apertamente. Gianluca guardò ancora la ragazza e poi di nuovo mentre ella ora guardava dal finestrino. Fuori era ancora buio e Gianluca poteva osservare il viso di lei riflesso sul vetro. Aveva uno sguardo dolce, ma non smarrito. Lei si girò un attimo come se si sentisse osservata e incrociò lo sguardo di Gianluca; poi si voltò di nuovo di scatto verso il finestrino. Il ragazzo pensò che lei si fosse accorta del suo sguardo e magari ne fosse stata infastidita così, per evitare di continuare a guardarla, decise di prendere un libro aveva riposto dentro la valigia prima di partire. Cominciò a leggerlo dal centro senza che avesse mai letto le pagine prima, o magari le aveva già lette. L'importante era non incrociare più lo sguardo di lei. Così tra una pagina e l'altra ogni tanto alzava gli occhi per guardare la donna. La trovava sempre ferma con le gambe incrociate ed il busto girato a guardare la nebbia fuori dal vetro.

Alla stazione successiva il treno sostò qualche minuto e salì un venditore di panini e bibite. Il venditore era un ragazzino, lo sguardo furbo e un po' annebbiato. Nel piccolo termo-bar portatile decantò di avere quasi tutto il possibile.

La ragazza aveva in mano un biglietto da venti euro: - Anche a me, grazie!- la voce era piacevolmente roca, senza inflessioni particolari.

Le aveva strappato un sorriso e gli piaceva: intanto compariva una fossetta niente male sulla guancia destra e poi le si illuminavano gli occhi, quegli occhi dolci e fermi. Il ragazzo andò via e bevvero il caffè, acquoso, ma caldo, in silenzio. "Le parlo? O magari pensa che ritengo un caffè sufficiente per abbordarla... Sapesse che cosa mi porto dentro..." rifletteva Gianluca. Invece parlò lei: - Certo che ci vuole coraggio a partire in questo periodo, vero?- formulò la domanda con voce neutra. E invece in quelle parole era racchiuso il nocciolo della vita di Gianluca al momento... Gianluca non rispose subito. Quelle parole lo colpivano interiormente. Lui, forse, stava scappando. Ricordava ancora il caliginoso cancello che si era chiuso dietro il treno che partiva. "Coraggio? Forse codardia!" pensò in un lampo Gianluca. Poi rispose di getto presentandosi: -Io mi chiamo Gianluca!-.

Gianluca osservava ancora il viso di lei riflesso sul vetro che si fondeva con il nascente chiarore dell'aurora. In quei colori vedeva sul viso di Giada un malizioso sorriso. Ma la voce di lei continuava a essere neutra. Sembrava le interessasse poco parlare con lui. Gianluca si sentiva un pò a disagio.

Due domande così diverse tra loro. "A quale rispondere prima. Forse la destinazione non la vuole dire o vuole sapere prima la mia!", pensò Gianluca.

Giada continuò a guardare fuori dal finestrino. Poi disse:

Poi si fermò un attimo per girarsi e cogliere la figura di Gianluca. Gli occhi erano sempre dolci, ma avevano lo sguardo profondo di chi indaga tutti i movimenti che l'altro sta per fare. Dopo un attimo Giada rispose anche al secondo dialogo:

Gianluca era rimasto immobile quando Giada, girandosi, lo aveva sorpreso e fissanto intensamente. Era rimasto confuso. Lei continuava ad avere la voce abbastanza neutra. Quasi fredda. Poi continuò dicendo:

Si girò nuovamente a guardare fuori. La luce sembrava fluttuare lentamente al di là del finestrino, stendeva le sue dita sottili sul paesaggio, sembrava accarezzarlo e lambirlo usando i piccoli banchi di nebbia che si levavano dal suolo.

Gianluca era rimasto in silenzio. Le parole di Giada gli risuonavano nella testa, dunque gli restava poco per vedere Lady Jade nella sua essenza reale: con la luce del giorno quegli occhi si sarebbero velati ai suoi, rischiava di non intenderne più l'anima ma desiderava addentrarsi in lei, più di ogni altra cosa, scoprire gli anfratti intimi del suo sentire, voleva riuscire a cogliere la sua essenza. Non si era mai arreso davanti a nulla nella vita, ed ora questo incontro fortuito aveva acceso in lui una fiamma nuova, un desiderio che non avrebbe fatto fluire lontano dai suoi pensieri. Lei era lì, immersa nei suoi pensieri. Voleva carpirne il segreto. La luce del sole non era più una mano che lambiva il paesaggio, era ormai diffusa ovunque. Era passato tempo e tutti e due erano rimasti a riflettere in silenzio. Mai Giada si era distaccata dall'osservazione del paesaggio. Gianluca dal canto suo stava riflettendo su come riprendere il discorso con quella creatura dai magnifici occhi verdi. Il treno stava rallentando la sua corsa. Giada prese il suo zainetto nero e si alzò. Gianluca ebbe un sussulto, poi, mentre il treno fermava cigolando, disse:

Il treno era fermo e Giada si avviò da sola guardando interrogativamente Gianluca che era rimasto seduto. Quando Giada scomparve alla sua vista Gianluca pensò che forse poteva scendere a prendere un po' d'aria anche lui. Si alzò e si avviò all'uscita. Da sopra il predellino notò che il paese in cui era fermo il treno era più in alto della stazione ed era carino osservarne tutte le case dai tetti rossi immerse tra gli alberi verdi. La stazione aveva solo due binari e sull'altro era fermo un treno che veniva dalla direzione opposta.

Vide Giada appoggiata alla ringhiera della scaletta di un sottopassaggio fumare una sigaretta ascoltando musica dal suo lettore digitale. Le si avvicinò e si appoggio all'altro capo della stessa ringhiera. Giada lo vide e lo guardò. Poi disse, porgendogli le sigarette:

Gianluca rifletté un attimo, era un po' che aveva smesso di fumare, alla stazione di partenza era stato solo come un cane e non aveva fumato.

Non aveva voluto dire di aver smesso di fumare da qualche mese. Gianluca prese la sigaretta dal pacchetto che lei gli tendeva. Poi cominciò a cercare l'accendino, ovviamente non lo aveva. Giada si accorse di questo, sorrise e gli porse l'accendino acceso. Gianluca nel riparare la fiamma per accendere la sigaretta tocco la mano di lei. La sentì calda e morbida. Giada lo guardò e poi disse:

Non si era reso conto che gli mancava tanto. Il sorriso di Giada si allargò:

Gianluca si sentì imbarazzato.

Lui sorrise, non disse nulla, in testa i pensieri turbinavano. Era partito con un peso nel cuore e una valigia pesante, senza nessuna prospettiva. E adesso una ragazza sconosciuta gli aveva rivoluzionato le decisioni prese faticosamente e gli leggeva dentro. Sentì un istinto di ribellione: stava cedendo preziosi centimetri della sua libertà.

Rientrati nel vagone, Giada sembrava cambiata: prese una grossa ed ingombrante borsa e si diresse avvolta in un mutismo innaturale vero la toilette. Per Gianluca l’attesa sembrò interminabile, o forse lo fu davvero; mille pensieri rivoluzionarono in pochi istanti quel mosaico di emozioni che continuavano a invadere la sua mente. Improvvisamente la porta della toilette si schiuse e ad uscirne fu una donna diversa, la felpa era stata sostituita da un tailleur impeccabile, giacca e gonna sul ginocchio, calze sottili velate, scarpe col tacco alto, capelli morbidamente acconciati lasciati liberi sulle spalle. Gianluca, superò con lo sguardo l’immagine che lentamente gli si faceva incontro, cercava con un moto disperato Giada. Che fine aveva fatto? Chi era quella donna che ora gli veniva incontro? Un profumo intenso lo raggiunse riportandolo ora alla donna che gli era vicina, tanto vicina, e fu costretto a guardala.

Giada sorrise.

Gianluca continuava a fissarla costernato, ricercando in quell'eleganza e compostezza la Giada dalla felpa scura, dai capelli ispidi e dall'apparenza ribelle tradita dagli occhi dolci e penetranti. Quegli occhi erano ancora lì, anche se parevano aver mutato colore la loro profondità continuava ad attraversarlo. Giada fece un debole sorriso -Sir Luke, siete un pessimo ascoltatore! Lady Jade appartiene al popolo della notte- diede un sospiro e continuò -questa è Giada Marchesi, indecifrabile impiegata del popolo del giorno- e per un attimo un'ombra sembrò solcare i suoi occhi stupendi. Alzò lo sguardo verso il finestrino: la candida luna stava sparendo del tutto nell'azzurro intenso.

Perchè Lady Jade amava nascondersi di giorno? Questo era un tradimento, era falsità o necessità? Questa domanda era adesso il tormento di Gianluca. Lady Jade adesso era un'impiegata qualsiasi inghiottita dallo splendido sole che si alzava nel cielo sempre più azzurro. Solo Giada, magnifica, ma solo Giada. Era necessario essere un'altra persona? Perchè? Perchè? Perchè? Quel "Perchè?" continuava a risuonare nella sua mente al ritmo delle ruote del treno: tun tun... tun tun... tun tun... tun tun... all'infinito.

Giada sapeva che Gianluca per un po' non le avrebbe rivolto la parola, era interdetto. Sapeva che ora era confuso più di prima. Lei stessa si era posta spesso la stessa domanda: "Perchè essere una cosa di notte e un'altra di giorno?" Perchè questo viaggio nel mondo richiedeva la falsità, o più che la falsità, la piattezza del socialmente accettato era un interrogativo da lungo tempo non risposto. Lei ci si era abituata. Probabilmente Gianluca, con la sua tenuta socialmente accettata questa domanda non se la era mai posta.

Gianluca guardava Giada. E si chiedeva perchè mai lei avesse avuto la forza, forse la debolezza, di non accettare una scelta valida per la vita. Di notte Lady Jade, di giorno Giada. Lui era solo Gianluca, era sempre stato l'anonimo Gianluca, mai Sir Luke. Tranne quella notte. L'anonimo Gianluca che fuggiva dal suo paese per trovare lavoro e vita nella grande città oltre le montagne che si avvicinavano mentre il tempo scorreva, era diventato Sir Luke. Giada guardava negli occhi Gianluca, che era chiaramente in difficoltà. Sorrise per la sua ingenuità, per il suo non comprendere. Se avesse conosciuto “tutti” i suoi altri volti, forse un infarto lo avrebbe stroncato all’istante. La prova era fallita, la prova di resistenza ai suoi bagni psicologici aveva dato risultati catastrofici. Gianluca era un uomo pulito, era semplice, non aveva altre facce, era Gianluca punto e basta, mentre lei era Giada, senza punti.

Riprese a guardare fuori dal finestrino. Non era delusa. Si resta delusi solo quando si spera, ma lei la speranza l’aveva accantonata da tempo. La sua era concretezza allo stato puro, considerazioni messe sul piano reale e razionale, elaborate e scartate se non corrispondenti al suo ideale.

Il lento e regolare movimento del treno riuscì a far assopire Gianluca, furono solo pochi minuti, ma sognò: Lady Jade lo guardava sorridente in una grande sala dalla luce indefinibile, piena di specchi alle pareti, con una finestra ampia che si apriva sul fondo e da cui filtrava la luna. La donna, con il suo sorriso un po' misterioso, gli tendeva le mani e lo invitava a danzare con lei. Una musica vibrante si levava nell'aria. Lui si alzava, cingeva Lady Jade e insieme ballavano abbandonandosi alla melodia, volteggiando leggeri. Ma giunti nelle vicinanze della finestra, la donna lo baciava leggermente sulle labbra e si tuffava, letteralmente, fuori, svanendo nel buio. Gianluca si svegliò con un sussulto: lo scompartimento era vuoto, Giada non c'era più. Si sentì prendere da un senso d'angoscia e fece per passarsi una mano sugli occhi: solo allora si accorse di stringere in mano un bigliettino. Lo guardò, un po' inebetito: un numero di cellulare, un piccolo cuore disegnato e una G. "Giada" pensò lui.

Le montagne erano state lasciate dietro al treno da tanto. A Gianluca non era ancora chiaro quanto, sia come distanza che come tempo. Giada era scesa e gli aveva lasciato un numero su un foglietto di carta che lui aveva conservato dopo aver copiato il numero sul suo cellulare. Non guardò l'orologio, nè lesse i nomi delle successive stazioni. Si accorse che nel suo scompartimento non saliva nessuno. Si accorse che il sole, che aveva allungato le mani sul paesaggio cancellando il riflesso degli occhi verdi di Giada, adesso stava cedendo il passo ad una nuova sera e poi una nuova notte.

Si stava chiedendo dove fosse scesa Giada. Sicuramente dopo le montagne, ma lui si era addormentato prima e quando si era risvegliato lei non c'era più.

Il treno si era fermato e saliva gente. Questa volta entrarono due ragazze in jeans, scarpette da ginnastica carine, qualche catenina sui pantaloni. Si sedettero una davanti all'altra vicino al finestrino e cominciarono a discorrere tra loro. Gianluca restò in silenzio ad ascoltarle.

Gianluca cominciò a pensare di assomigliare a Davide e in cuor suo sperò che Giada la pensasse come Paola e non come Giulia. In effetti, lei gli aveva lasciato come trovarla. Il treno continuò il suo viaggio e lui si accorse che sul vetro del finestrino dove prima c'erano gli occhi verdi ed intensi di Giada adesso c'erano quelli furbi e azzurri di Giulietta. Dall'altro lato c'era il profilo delicato di Paola, bionda, occhi chiarissimi, di un grigio quasi bianco, ma grandi e romantici.

Le due continuarono a chiacchierare del più e del meno, anche in modo abbastanza indecente senza curarsi della presenza di Gianluca. "Sono talmente silenzioso e fermo che mi avranno scambiato per un soprammobile... Senti le cose che dicono... Mia mamma arrossirebbe ed uscirebbe dallo scompartimento borbottando chissà cosa!". Pensò

Prese il telefonino e preparò un SMS per Giada. Scrisse: "Mi manchi!". Poi pensò che fosse banale, che sarebbe stato meglio scrivere altro, lo cancellò. Poi lo riscrisse e pensò di non rifletterci troppo. Mandò il messaggio.

Quando Giada ricevette il messaggio era alla reception dell'albergo dove sarebbe rimasta qualche giorno. Lesse il messaggio e fu felice. Sul viso le si scavarono per un istante due fossette: "Tra un'oretta gli risponderò... O forse domani" Pensò. Poi salì nella sua stanza ed andò a posare le sue cose. Aveva voglia di uscire e di riessere Lady Jade e non Jane come qualcuno ogni tanto la chiamava. Quindi dispose le sue cose nell'armadio, accese la TV, ma preferì usarla come radio. Poi pensò di farsi un bel bagno, prese i suoi saponi li dispose nel bagno e cominciò a spogliarsi davanti lo specchio dell'armadio. Le piaceva molto vedersi fare lo strip tease sentendo musica. Le piaceva guardare i suoi fianchi oscillare e il profilo del suo seno. Si vedeva bella, anzi bellissima. Ma le prese un nodo in gola. Quella maledetta insoddisfazione, quel senso di precarietà, di incompletezza che nessuna bellezza fisica poteva riempire. Da quando se ne era andato Davide, finito nell'alba livida di quella notte di stupide corse automobilistiche che avevano per posta la vita di giovani esistenze. Sbattè a terra un flacone di profumo. Mille schegge si sparsero nel bagno, mentre effluvi intensi si spandevano tra i vapori provenienti dalla vasca e sul suo visetto umido scorrevano lacrime. D'impulso prese il cellulare e scrisse " Anche tu".

Luca ricevette il messaggio mentre scendeva dal treno. Posò la valigia e tirò fuori dalla tasca il telefono, il cuore gli batteva velocemente. Desiderava guardare e, nello stesso tempo, temeva di trovare il solito messaggio pubblicitario. Respirò a fondo e si decise: quando lesse le parole di Giada provò l'impulso di gridare per la gioia. Continuò a fissare il cellulare che diceva: ”Anche tu”. Continuò a guardarlo per qualche secondo imbambolato. Si rese conto di essere rimasto davanti la porta del treno troppo tempo quando sentì la voce impertinente di Giulietta:

Giulietta lo urtò con la valigia per passare costringendolo a spostarsi così che Gianluca perse per un attimo di vista il cellulare. Poi scese Paola, che evitò di calpestarglielo guardando l'uomo con i suoi occhi grandi e chiari. Gianluca si piegò a raccogliere il cellulare. Vide che il display si era spento, ciò lo infastidiva. Pigiò un bottoncino ed il messaggio riapparve. Ora era contento.

Gianluca rimase stranito dal combinarsi strano di situazioni. Lui il giorno dopo sarebbe stato il tecnico mixer del concerto goth e rock di gruppi emergenti che si teneva al Palasport. Guardò Giulietta e disse:

Gianluca riuscì, finalmente, a rimettere il cellulare in tasca. Era felice che Lady Jade gli avesse risposto. Adesso doveva trovare lui la mossa successiva. Raggiunse le ragazze e disse:

Le due ragazze si presentarono. Poi Paola disse:

Gianluca ribattè:

Si fermò un attimo a guardare che direzione prendere. Prese un carrello e ci poggiò la pesante valigia. Poi continuò:

Gianluca guardò l'orologio. Avrebbe preferito rimanere solo per poter chiamare Lady Jade. Era quella la cosa che voleva di più. Non mandare freddi SMS. No! Voleva sentire il calore della voce ferma di Lady Jade. Vedere quella magnifica immagine che gli si era presentata all'inizio del viaggio. Sentiva nella mente la voce di Lady Jade, percepiva anche sofferenza in quella voce. La situazione attorno riconquistò la sua attenzione nell'istante in cui Paola girò le spalle stizzita ed accennò ad andarsene con Giulietta che ribadiva:

Nel taxi le due ragazze si erano sedute dietro e si erano riappacificate e convinte che avessero avuto una grande fortuna ad incontrare Gianluca. Paola ora telefonava ai genitori. Poi Giulietta telefonò al suo Guido che l'avrebbe raggiunta in mattinata. Gianluca continuava a pensare che appena possibile avrebbe dovuto contattare Giada e guardava la tonda luna. Gli sembrava che lo guardasse con i magnifici occhi verdi di Lady Jade. “Vedo la Luna che mi guarda e penso a te Lady Jade!” scrisse sul cellulare e lo inviò. Il taxi era arrivato all'albergo.

Giada era sotto la doccia, l'acqua tiepida sopiva quella parte di dolore dell'anima che era diventato dolore fisico. Sentiva i capelli lunghi e bagnati carezzarle le spalle e trovava la cosa piacevolmente eccitante. Rimase a lungo sotto quello spruzzo a guardare le gocce che le rotolavano sulla pelle carezzandola. Uscì dalla doccia, infilò l'accappatoio dell'albergo, come al solito puzzava un po' di aceto. Guardando il comodino vicino al letto vide il cellulare lo prese, sperava suonasse. Lo aprì e trovò il messaggio di Gianluca. Le piacque. Era un po' eccessivo. Del resto si erano solo scambiati poche parole. Pensò ”Avrei preferito sentire la sua voce impacciata, ma in fondo quella di una persona riflessiva”. Sì Gianluca non era un imbranato, poteva sembrarlo. Come al solito era la presenza di Lady Jade che rendeva gli uomini un po' impacciati. Giada pianse. Anche con Davide era cominciato tutto così. Lui era impacciato e travolto dalla sensualità di Lady Jade. Davide era un uomo buono travolto dalla passione, Giada sapeva che lui aveva un'altra ragazza, ma sapeva anche che adesso aveva amato lei, anche se lui non aveva mai avuto il coraggio di dire alla dolce Paola, così la nominava Davide, che ormai era innamorato di Lady Jade. Pensava a come dovesse sentirsi Paola sapendo che Davide non era più lì e che l'aveva tradita con l'oscura Lady Jade. Lei, Paola, che era bionda e dolce creatura sostituita dalla fatale Lady Jade. Mentre si stava vestendo per uscire le arrivò un altro SMS. Diceva:

Giada camminava con passo elastico, sportivo. Si era vestita semplicemente, voleva passare inosservata, ma nonostante la semplicità, eloquenti sguardi maschili si soffermavano su di lei, incrociandola. Cercava di non pensare, respirava ampie boccate d'aria serale, il traffico non era intenso e l'aria era abbastanza pulita, quanto meno non le bruciava la gola. Sostò a comprare le sigarette e poi si decise a entrare in una trattoria per mangiare qualcosa. Sedette a un tavolo d'angolo da cui poteva osservare la strada e l'albergo di fronte, con un lungo autobus da cui scendevano decine di giapponesi vocianti che scattavano decine di foto con flash a qualunque cosa: perfino una cameriera dell'albergo che gettava la spazzatura nel cassonetto fu immortalata. Un sorrisetto divertito spuntò sulle labbra della ragazza, poi, a un tratto, tutta la sua attenzione fu attratta da una figura maschile che usciva dall'albergo: non c'erano dubbi, era Gianluca. Aveva i capelli lucidi ed elettrizzati, segno che anche lui era uscito da una doccia calda e prolungata. Immagini del ragazzo sotto la doccia attraversarono velocemente i pensieri di Giada che si rese conto di esserne attratta. D'impulso prese il cellulare e formò il numero di Sir Luke. Lo vide fermarsi di colpo, trarre dal taschino il telefono e, mentre ne guardava il display, illuminarsi di un ampio sorriso il volto...

Intanto due ragazze carine, una bionda e una brunetta, andavano incontro al ragazzo e gli facevano cenni di saluto con la mano.

Giada si sentiva contratta, non perchè lui non potesse vedersi con altre ragazze, si erano appena conosciuti e parlati, era libero... Ma per la bugia! Perchè aveva... Il cellulare prese a squillare insistente, c'era anche la vibrazione e saltellava sul tavolino come un grillo impazzito, Giada lo guardava senza fare niente. Fu la cameriera a prenderlo, un attimo prima che cadesse e, guardandola negli occhi e tendendole il telefonino. -Risponda!- disse -Non rinunci mai! Potrebbe pentirsi...!- le strizzò un occhio e si allontanò svelta.

Nel cuore di Giada si sciolse qualcosa, allora non voleva prenderla in giro!

//Giada ricordò la sera prima: aveva ricevuto il messaggio di Gianluca che la invitava al concerto. Uscì dall'albergo e andò in un locale carino per prendere un aperitivo. Nonostante molti la guardassero si sentiva sola. Quella sera le era mancato qualcosa: il respiro di Davide. Ma Davide non c'era più. Adesso l'unico che era stato carino con lei, non sessualmente interessato, o almeno non solo, era stato Sir Luke, l'impacciato Gianluca del treno e della stazione intermedia. Ricordava di essere tornata in albergo annoiata, di essersi rivestìta in modo semplice. Ricordava di aver preso la sua borsa nera e di una corsa a prendere il primo treno che l'avrebbe portata da Sir Luke.

Prima di rispondere al cellulare, ripensare a quella corsa verso il “suo” nuovo pensiero aveva fatto in modo che vederlo già in nuova compagnia. crederlo un mentitore, l'avesse irritata ... Ma ora ... // la voce di Gianluca disse:

Osservò per un attimo Gianluca che parlava con le due ragazze e si riservò di fargli alcune domande appena lui l'avesse raggiunta. Guardava le due ragazze. La biondina le ricordava qualcosa di simile ad una foto su una rivista, la bruna le sembrava di averla già vista, ma non sapeva dove.

Le due ragazze si diressero alla fermata dell'autobus salutando, Gianluca disse loro che le avrebbe aspettate al bar “Il Caffè” e verso quello mosse. Alla fermata dell'autobus Giulietta vide Paola molto malinconica:

Gianluca raggiunse il bar in due salti. Entrò e si sentiva un ragazzino al primo appuntamento. Fu felice di vedere Giada e non sapeva come fare a non rimanere imbambolato. Giada disse:

Alla stazione ringhiando arrivò l'ennesimo treno. Era quello che Giulietta aspettava con ansia. Con i suoi occhietti blu scorse Guido che scendeva. Non gli corse incontro, avrebbe voluto farlo, ma preferiva fare finta di muoversi per poi fermarsi come in attesa ... una specie di balletto. Giulietta voleva che Guido la vedesse trasportata verso lui, ma non così tanto da lanciarglisi addosso. Paola rideva di questa cosa, rideva di un riso malinconico. Quanto avrebbe voluto vedere Davide scendere dal treno e lanciarglisi addosso con tutto lo slancio possibile.

Gianluca e Giada stavano mangiando tramezzini e sorseggiando un buon prosecco, erano le 14 c'era ancora tempo per il concerto. Chiacchieravano del più e del meno. Giada ad un certo punto vide le due ragazze insieme ad un bel giovanotto muovere verso il bar, ma non disse nulla a Gianluca che era di spalle alla porta. Poi Gianluca sentì la voce acuta ed un poco antipatica di Giulietta e si girò dicendo:

Giulietta guardò Giada. Le sembrava di averla già vista, ma aveva qualcosa che non riusciva a collegare con i suoi ricordi. Poi presentò Guido. Si sedettero tutti unendo due tavolini e cominciarono a mangiare pezzi di pizza e tramezzini e a sorseggiare prosecco e anche coca-cola. Paola si sentiva un po' esclusa e si immalinconiva pensando al suo Davide. Giada notò il silenzio di Paola e le chiese:

Giulietta si alzò strattonandolo in maniera fintamente violenta e dicendo:

Lady Jade e Sir Luke le risposero che per loro non c'era nulla di male se Guido e Giulietta avevano voglia di effusioni private.

Lady Jade sorrise, era bello il suo sorriso dolce con le fossette espresso anche dalle labbra sotto il rossettone viola e nero. Tutti e tre rimasero a chiacchierare bevendo l'ultimo prosecco.

Giulietta trascinò Guido in un angolo dove non potessero essere né visti né tantomeno sentiti dagli altri. Si poggiò contro una parete tirandosi addosso Guido. Lui stava per baciarla, ma lei gli mise la mano davanti la bocca e disse:

Poi gli levò la mano dalla bocca e lui rispose:

Giulietta continuava ad insistere, ma poi cedette ai baci di Guido.

Intanto al bar stavano discutendo del trucco di Lady Jade.

Paola li guardava ... Osservava gli occhi verdi di Giada cadere in quelli castani di Gianluca. Pensava che Giulietta non aveva sbagliato quando l'aveva colta guardare Gianluca in modo interessato. Ma Paola, in cuor suo, da subito, aveva capito che Gianluca aveva altri pensieri. E adesso li vedeva e li capiva ... Era bello Gianluca, con il suo viso ovale con i capelli lunghi attorno. Erano belle le sue labbra carnose. Aveva il naso dritto e le sopracciglia disegnate sugli occhi grandi. Aveva le spalle larghe. Quanto le sarebbe piaciuto essere abbracciata da quell'uomo ... Ma quelle spalle oggi avrebbero raccolto le spalle poco più piccole di Lady Jade. Paola immaginava che quando se ne sarebbero andati Gianluca avrebbe posto il braccio dietro le spalle di Giada e questo avrebbe suggellato due cose: La prima che Gianluca e Giada sarebbero rimasti insieme almeno per qualche mese, la seconda che lei non avrebbe avuto la possibilità di essere vicino a quell'uomo dolce e magnifico. Li guardava con i suoi grandi occhi quasi bianchi resi dolci dal magnifico trucco che le aveva fatto Lady Jade ... Adesso Paola guardava Giada, non sentiva cosa dicesse lei, come non sentiva cosa le rispondesse Gianluca, li trovava magici ... Era bella Giada con il taglio del suo volto aggressivo, ma con gli occhi da cerbiatta. Aveva un bel corpo, Paola si chiedeva come mai Gianluca non guardasse la scollatura di Giada ... Lo vedeva guardarla dritta negli occhi, vedeva quel gioco di sguardi che nasce quando sorge la passione ed era conturbata dall'incanto che stava capitando a quei due magnifici personaggi, le sembrava di vedere un film...

Gianluca e Giada stavano parlando ancora dei loro sogni, delle loro speranze, dei colori del cielo e Paola li stava ancora osservando quando arrivarono Guido e Giulietta. Erano spettinati. Giulietta aveva il rossetto un po' disfatto, Guido ne aveva tracce sul mento e dietro le orecchie. Insomma...tutto il mondo camminava a coppie, solo lei arrancava da sola... Improvvisamente si sentì molto infelice, prese a camminare con un passo leggermente più veloce per distanziare il gruppo e nascondere le lacrime che le pungevano fastidiosamente gli occhi. Dopo poco riuscì a controllarsi e si voltò sorridendo ai richiami di Giulia che le gridava dietro. Giada la raggiunse guardandola con interesse: " E il tuo ragazzo? Non ne hai uno?" le chiese con la sua voce un po' roca... Paola s'irrigidì un po' e balbettò imbarazzata,distogliendo lo sguardo-"Io...è una situazione un po' complicata veramente...no."-rispose evasiva,poi tentò di distrarla con un dolce sorriso-"ma sto bene così!" Giada la attraversò con il suo sguardo profondo,un verde smeraldo che scrutava i cieli grigio-perla degli occhi di Paola... "Non guardarmi così"-la sorprese improvvisamente Paola,seria. Giada sorrise... "Tranquilla....non posso leggerti dentro...-sorrise Giada- Tante storie finiscono..." sospirò " Non è ancora finita, la mia!"la voce di Paola si era fatta improvvisamente dura... " Ragazzi! Raga! Ma lo sapete che Gianluca conosce personalmente i gruppi di stasera?- interruppe Giulia con la sua voce squillante- Gianluca, prometti che me li presenti? Ti prego, ti prego, ti pregoooo!"... Gianluca sorrise imbarazzato e al contempo infastidito-"Certo certo...se avranno tempo dopo il concerto..."-lanciò una rapida occhiata a Lady Jade,attratto dal suo sguardo magnetico,desiderando in credibilmente di essere accanto a lei e a Paola piuttosto che... "AAAaaahh!!!!Grazie Gianlu,grazie!!!"-strillò Giulietta interrompendo i suoi pensieri. "Gianlu?"-ripetè lui perplesso. "Ma sì, ormai siamo grandi amici noi due,non trovi? Non posso chiamarti così forse?" Giada guardava la scena divertita-"Allora,Sir Luke,rispondile!" Paola si stava gradualmente rasserenando,quando improvvisamente... Fu Giada a turbare Paola. Giada avendola vista pensierosa continuava ad insistere per sapere dei suoi problemi sentimentali. Era convinta che Paola ne avesse tanti, si vedeva da come guardava con malinconia lei e Gianluca e Giulietta e Guido. Quindi voleva cercare di capire qualcosa delle storie di quella ragazza così dolce e carina, avrebbe voluto aiutarla. Dalle risposte precedenti aveva pensato che Paola non meritasse di non essere considerata. E le chiese, senza rendersi conto di darle dolore:

Paola molto triste rispose:

A quel punto Giada non sapeva più che fare, guardò Giulietta che fece una smorfietta che diceva: “Nemmeno io so che farci!”.

Gianluca e Guido stavano parlando di musica, di calcio, del concerto. Rimasero indietro, mentre Paola e Giada camminavano vicine e Giulietta due passi indietro. Giada prese la mano di Paola che aveva gli occhi di chi voleva piangere e disse:

Giulietta aveva sentito tutto e guardo' Guido sperando che anche lui avesse sentito, ma Guido era troppo preso dai discorsi con Gianluca. Provò a fermarsi in modo che Guido e Gianluca la raggiungessero, diede una gomitatina a Guido, ma non ottenne risposta. Riprovò e Guido si girò giusto il tempo perchè lei potesse indicargli di seguire la scena che si stava svolgendo tra Paola e Giada, ottenne che anche Gianluca guardasse.

Giada era immobile con il viso tirato a guardare una foto che Paola le aveva dato piangendo e dicendo:

Le passarono in mente le immagini della gara a cui anche lei aveva partecipato con la sua auto sportiva. 100 metri e chi arriva primo vince tutti i soldi puntati. Avevano scommesso lei Davide e un altro amico. Ricordava gli amici che li incitavano ai margini della pista improvvisata in campagna. Gara che poi era finita con un incidente tra Davide e l'altro amico che aveva dovuto frenare per evitare un grosso cane che gli aveva tagliato la strada. Ricordava con terrore le due auto ridotte ad un ammasso intrecciato e contorto, ricordava gli amici spettatori che dai margini della pista si erano avvicinati muti ed ammutoliti. Ricordava della fortuna che aveva avuto a non riuscire a partire in tempo. Ricordava il fumo, i pezzi di auto che volavano. Ricordava le luci blu delle ambulanze e della polizia, la polizia che faceva mille domande mentre due persone stavano morendo...

Gianluca rimase un attimo a guardare il volto di Giada dolce sì, ma con la mandibola squadrata e forte. Quel viso era fermo, e gli occhi immobili su quella foto. Paola era anche lei lì paralizzata, con il volto rigato di lacrime, capiva che quella foto aveva dato una qualche emozione molto forte a Giada, non sapeva quale e quanto dolorosa fosse quell'emozione.

Giada non piangeva, non poteva. Piuttosto avrebbe urlato a squarciagola un urlo lungo rauco, liberatorio. Giada aveva faticato per sopire il senso di colpa (per altro mai spento) che aveva per aver proposto quella gara. Ma il destino le aveva messo di fronte la ragazza a cui lei aveva tolto l'amore e per di più l'aveva ucciso.

Gianluca mosse verso Paola e Giada, non capiva che stesse succedendo le guardava alternativamente interrogandole con i suoi occhi. Da Giada non ottenne neanche uno sguardo, lei aveva gli occhi verdi, sgranati, immobili piantati su quella foto che reggeva sul palmo della mano. Paola non rispose a parole, lo guardò con i suoi occhi cerulei cercando se in Gianluca ci fosse una spiegazione.

Un soffio di vento tentò di portar via la foto dalle mani di Giada, ma lei come un automa la bloccò continuando a rimanere immobili. Ricordava il corpo di Davide martoriato estratto dai rottami, ricordava la notte in ospedale con i medici che dondolavano a destra ed a sinistra la testa leggermente abbassata.

Giulietta rimase indietro con Guido. Lo tirò per il braccio per fermarlo e gli disse:

Guido la guardò affermativamente. Lei continuò:

Mentre Giulietta prendeva il telefono Guido la tirò per un braccio e le disse:

Guido tentò di fermarla mentre lei componeva il numero di Ilenia, poi con un gesto scocciato si allontanò... Giulietta avviò la chiamata:

Dopo i soliti convenevoli di identificazione telefonica, saluti e chiacchiere Giulietta chiese:

Giulietta divenne come da sua natura molto curiosa:

Giulietta rimase in attesa di altro, era spinta dalla sua malata curiosità ed al contempo stava per piangere anche lei ...

" E' stata una cosa inaspettata, Giulia...li ha travolti improvvisamente...io quella sera li ho visti, hanno cominciato a parlare ed è stato come se il resto del mondo sparisse...sembravano sospesi in una dimensione personale...Giada mi disse poi che non aveva mai provato niente di così travolgente, ma non voleva che se ne parlasse, Davide aveva una ragazza alla quale era affezionato e voleva tempo per riuscire a chiudere con lei.." Improvvisamente ci fu silenzio, Giulia allontanò il cellulare dall'orecchio e lo guardò torva..." Miseriaccia...la batteria...si è scaricata..." Intanto erano giunti all'ingresso riservato per accedere al concerto...

Gianluca vedeva sorrisi tristi sui volti di Giada e Paola. Paola aveva pianto mostrando la foto di Davide a Giada. Adesso, fuori dal cancello, Giada le stava rifacendo il trucco.

Guido e Giulietta chiacchieravano tra loro:

Guido, fino a quel momento, non aveva capito moltissimo. Così sarebbe stato ancora. Giulietta aveva deciso di non dire molto. Aveva pensato che parlando avrebbe rovinato una magnifica serata a tutti, soprattutto a Paola. Disse a Guido che aveva scoperto che Ilenia fosse la sorella piccola di Giada e che Giada alla festa era con Davide. Poi aggiunse:

Guido la guardò perplesso:

Giulia guardò Guido cercando la luce del comprendonio negli occhi di lui, ma erano ancora spenti. Continuò:

Guido vide il volto di lei serio e vagamente accusatore. Poi disse:

Gianluca incitò il gruppetto ad entrare:

Giada si rivolse a Paola cercando di farle un sorriso che sembrò quello di una mamma dolente... Disse:

Raggiunsero Gianluca mentre anche gli altri due li raggiungevano. Finelmente varcarono il cancello.

Entrarono passando dietro al palco dove un gruppo di persone combatteva con una selva di cavi che sembravano un gomitolo ben maltrattato dalle zampate di un gattino. Si mossero tra gente che correva a destra ed a sinistra senza tregua incitando Gianluca a muoversi che il mixer ed i comandi luce dovevano essere ancora provati.

Guido e Giulietta sparirono. Gianluca cominciò ad accendere la sua console e ad attaccare alcuni cavi che pendevano vicino delle uscite del mixer. Poi cominciò a spiegare alle ragazze a cosa servisse ogni singolo cavo. Ognittanto chiedeva ad altri tecnici da dove provenisse questo o quel cavo senza etichetta. Poi insegnò a Giada e Paola il funzionamento di alcuni bottoni e cursori presenti sulla console dicendo loro che dopo gli avrebbe chiesto di utilizzare quello strumento per fare delle prove. Paola e Giada si divertirono un mondo a vedere luci accendersi e spegnersi , brillare o affievolirsi, ruotare ai loro comandi.

Gianluca osservava i sorrisi di quelle due ragazze e fu felice che finalmente sembravano rilassarsi. Aveva fatto qualcosa per loro, ma incrociando lo sguardo di Giada leggeva gli occhi della tristezza.

Giada stava giocando con Paola e Gianluca per non pensare, ma ogni lampo di luce che si accendeva sul palco le ricordava una maledetta sera. Sentiva un dolore sordo crescerle nel cuore. Un dolore profondo che adesso non voleva e non poteva comunicare. Pensava che Paola le sarebbe stata amica solo per quella maledetta sera che stavano vivendo:

Guardò Giada negli occhi:

Si guardarono intensamente negli occhi. Giada lo guardava con lo sguardo che diceva:

Poi Gianluca le ricordò:

Giada si allontanò con il passo di chi regge il mondo sulle spalle. Si sposto dal centro del parterre ai margini camminando sulla pista in terra rossa. Camminava lentamente guardando di tanto in tanto verso i punti più nascosti per individuare Guido e Giulia. Poi ritornava a riflettere dolente. Sentiva il peso enorme della responsabilità di una stupida sfida che aveva ucciso Davide e un altro amico. Sentiva la necessità immensa di parlarne, non poteva farlo, non adesso... Aveva voglia di sparire, di esplodere con tutto il suo dolore...

Camminava sulla pista. Il buio della sera saliva e le luci intorno proiettavano ombre oscurando gli anfratti dove Giulia e Guido potevano essersi nascosti. Poi li vide seduti nella prima fila della curva abbracciati. Giulia sulle ginocchia di lui con il capo reclinato a raccogliere baci ed i capelli lunghi e neri che le ricadevano indietro tra le dita di Guido. Li osservò per qualche attimo. Poi li raggiunse:

Quelli si girarono verso lei.

Poi Giada disse:

Si voltò e andò via col suo passo calmo, un po'allungato, l'andatura eretta, ma il capo era leggermente chino e gli occhi lucidi. Un paio di operai le fischiarono dietro, ma Giada nemmeno sentiva ..il sangue le rombava nelle orecchie e le ricordava il rombo dei motori di quella sera...ritrovava le luci dei fari, l'adrenalina che scorreva nel sangue, quella inspiegabile voglia di sfida, quel senso di onnipotenza che esaltava più della droga...e poi il maledetto schianto..e con quel rumore di frantumi il rumore di vite che andavano in pezzi, in pezzi, in pezzi....

Intanto giunse l'ambulanza che caricò il corpo snello di Giada in lettiga: la ragazza era sotto la maschera a ossigeno, un filo di sangue le colava dalla bocca e un braccio era ripiegato in modo innaturale... Gli sportelli dell'ambulanza si richiusero e il veicolo partì a sirene spiegate...

Gianluca alzò lo sguardo stupito da un suono acuto e poco lontano che turbava gli effetti sonori dei macchinari.Alzò lo sguardo e intravide oltre i cancelli d'entrata una luce bluastra che si spiegava a ventaglio nell'aria,e il rumore della sirena dell'ambulanza iniziò a distinguersi alle sue orecchie proprio nel momento in cui questa si allontanava portando Giada con sè. Cosa diamine è...-iniziò a pensare attonito Gianluca,spiando con la coda dell'occhio Paola,quando Giulia irruppe fra loro,una mano premuta disperatamente sulla bocca,il viso pallido e rigato da solchi umidi...

21 Febbraio 23:58

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Commenti

Racconto

Wednesday, 21. Maggio 2008 13:49:37, da dolby84

qui possiamo continuare a scrivere, e perchè no, cancellare, modificare ecc ecc tutto quello che è stato scritto, per rendere il racconto più interessante, corretto e fruibile!!!

Racconto

Wednesday, 21. Maggio 2008 14:00:51, da dolby84

buon lavoro!!!
Ho fatto un po' di "labor limae", devo completare comunque, la tesina incombe! C'è un pezzo ad un certo punto che ho messo tra parentesi quadre [ ] perchè non sono riuscita a capire cosa c'entrava lì. Credo sia stata Kant ad averlo scritto, lo stile sembrava il suo, ma non sono sicura... Anyway, l'autore o chi sa, modifichi e corregga :)

USO CARATTERI SPECIALI

Lunedì, 2. Giugno 2008 17:20:07, da

Segnalo che le parentesi quadre, come altri caratteri speciali formattano il testo, secondo le varie modalità.

Per questo al posto delle parentesi quadre, è meglio usare le doppie //

tra parentesi

Martedì, 3. Giugno 2008 15:33:05, da sir jo black

Quel pezzo tra "// //" voleva essere un flash back per rimarcare la serata di Giada prima che raggiungesse Gianluca in mattinata ...

Ammetto che non sia venuto benissimo ... Vediamo di correggerlo ...

Flash Back

Venerdì, 6. Giugno 2008 13:20:32, da sir jo black

fatemi sapere se la correzione apportata è di vostro gradimento ... Se non quel pezzo lo buttiamo ... :-)

SJB <3

Young

Domenica, 6. Luglio 2008 14:37:01, da

Ho continuato un po',spero non vi dispiaccia!Ma non possiamo lasciare Lady Jade fra la vita e la morte,no?;)